Esploso e archiviato martedì, 12 dicembre 2006 in: cuentos, chiavi ricerca
Lentiggini dicembre 2006*
Mi è capitata in mano una foto di tanti anni fa. Ci sono io, con una cuffia di lana a righe viola e arancioni, il naso rosso rosso, gli occhi azzurri azzurri, e un sorriso sdentato. Dietro alla foto c'è scritto: lentiggini dicembre 2006. Ogni anno, il giorno del mio compleanno, Nonno mi scattava una polaroid. Confrontavo le foto dei compleanni per controllare la situazione lenticchie. Non diminuivano mai.
Nonno Ugomaria, sul divano a due posti, me lo ricordo addormentato. Ricordo i suoi capelli bianchi arruffati e le sue espressioni facciali nel sonno. Poi di colpo si svegliava: - Ho sognato un ambo!, urlava, e spedito usciva, così com'era, per andare alla ricevitoria giù in paese.
Inseparabile da Nonno Ugomaria era il vecchio pappagallo Lia. Parlava niente, solo ogni tanto cantava fortissimo: - Daje de tacco daje de punta quant'è bona la sora Assunta!
Nonno non l'aveva ereditato da un marinaio come credetti fino agli otto anni (quelli compiuti appunto nel dicembre 2006), ma da Liuto Bonomo, un romano che viveva in una discarica piena di macchine scassate. Questo signore dai capelli rossi avevo pensato a un certo momento che potesse essere mio papà. Poi però conoscendolo meglio, e impaurito dalle sue sopracciglia unite e dal vocione che appena mi vedeva sbraitava: - Ho portato il siringone per farti la puntura!, avevo deciso che era meglio di no.
Nonna Mina era la moglie di Nonno Ugomaria. Vivevo con loro, ma molto per conto mio. Girellavo da solo e ogni tanto accompagnavo il nonno nelle sue passeggiate, o andavo a vedere i conigli nelle stie. Una volta Nonno per farmi contento mi aveva messo tra le mani un coniglino di pochi giorni e senza accorgermene, a forza di schiacciarlo per tenerlo al caldo, l'avevo ucciso. Nonno non aveva detto una parola, e l'aveva seppellito sotto al pruno. Adesso sono vegetariano e odio chi fa del male agli animali; questo non basta a farmi dimenticare quel che ho fatto quand'ero un piccolo assassino.
Con Nonna non avevo tanta confidenza, anche se mi addormentava la sua voce con la filastrocca del Giovannino che va al mercato, o con la favola della tartaruga saggia.
Nella cucina col camino grandissimo dove ci stavano due o tre persone chine e un po' di bambini in piedi, le sere prima di natale sgranocchiavo etti di noccioline, noci e nocciole, e sbucciavo i mandarini che dividevo in tre parti: una per me, una per Nonno che sonnecchiava con la pipa in bocca, e una per Nonna che mi faceva un maglione, o un berretto, o rammendava le calze, oppure imbastiva ghirlande di mele.
In buona stagione Nonna faceva crescere ogni sorta di frutti e fiori: margherite, iris, viole, e poi fragole, ciliege, e certe piccole pesche bianche un po' asprigne di cui ero ghiotto, e le angurie e i meloni; e tanto altro ancora.
- E' perché ho un aiutante segreto: si chiama Genio dell'innaffiatoio, ed è un signore piccolo piccolo tutto verde che sta sempre nascosto nel mio innaffiatoio.
- Vive lì?
- Certo!
- E' mica cattivo?
- Dipende: è buono coi buoni e cattivo coi cattivi. E tu, sei buono o cattivo?
Chiedeva questo scrutandomi da sopra gli occhiali, rossa in volto, e il fazzoletto legato alla nuca le calava sulla fronte. Mi faceva un po' paura, non come Nonno che potevo al limite assalire, dopo aver preso la rincorsa, e montargli in groppa; non ho mai osato guardare nell'innaffiatoio.
Tuttavia una cosa che Nonna mi disse, proprio in quel dicembre 2006, la tengo stampata in mente. Fu quando mi lamentai con lei per le lenticchie grosse come monete che mi si ammassavano in volto.
- Ninìn, non è importante la grandezza delle lentiggini, ma quanto è grande il tuo cuore.
Disse così, e mi puntava più volte l'indice sul petto, dalla sinistra, facendomi anche un po' male. Ma sorrideva.
* evidenziate in rosso, alcune delle chiavi di ricerca di questo mese.
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