Esploso e archiviato lunedì, 22 gennaio 2007 in: ciccipuccimucci
Mi ha telefonato un compagno delle elementari, nonché cugino

- L'anno scorso non abbiamo fatto la cena dei 40 anni, mi ha detto.
- Embè, faccio, intanto io ne ho 40 ancora per tutto il 2007.

Così mi ha mandato una mail con un foglio excel: i nostri nomi, i nostri recapiti e delle ipotesi di date. Si va a fine marzo, e c'è chi sa già che nel giorno tale o nel fine settimana talaltro non potrà. Di marzo.
Scusa, ma il 15 marzo avrò la cefalea a grappolo, e col cazzo.
No, guarda, il 26 mi maciullerò la gamba col trattore. Non possiamo far prima?
Non lo so, magari hanno degli impegni di lavoro, o si sposa la figlia. Visite mediche prenotate mesi fa. Funerali non credo.
E poi oggi mi manda una foto. Abbìno i nomi del foglio excel alle faccine smunte con le occhiaie, la frangiona, le smorfie di sonno. Perché eravamo così pallidi? Vivevamo in campagna, mica in una metropoli.
Io, come al solito, sto in seconda fila: troppo alta. Alta come i maschi più alti, che tra l'altro i pochi maschi più alti erano tutti mezzi babbei e quindi io non ebbi mai un fidanzatino, alle elementari.
Il grembiulino dell'anno prima aveva il punto vita quasi sotto le ascelle, le gambe lunghe (quelle - analoghe - dei maschi mi sembravano sproporzionate, come se avessero dei trampoli o delle protesi) finivano con due mocassini a punta quadrata, che avevo voluto comprare a tutti i costi per stare bella comoda. Facevano schifo, e infatti mi prendevano in giro.
Le mie compagne si pettinavano "alla schiaffo", con un frangione e la riga da una parte; un occhio rimaneva coperto. Avevano dei sandali con la zeppa, perché erano nanerottole. Insieme ai miei compagni nanerottoli si mandavano dei bigliettini e ogni giorno si davano appuntamenti per baciarsi, fidanzarsi, andare a casa insieme.
Invece noialtri grandoloni ci toccava stare in fondo, in un limbo silenzioso d'imbarazzo.
Io poi glissavo alla grande. Glissavo su tutto. Su I maschi prendono le femmine: nell'intervallo, i maschi ci inseguivano per tutto il cortile della scuola e se ci acciuffavano ci alzavano la gonna; le maestre stavano a guardare. All'uscita del catechismo, pure glissavo, se i maschi ci aspettavano fuori con gli spilli per punzecchiarci. Glissavo su mia madre che mi faceva una frangettina con la punta in mezzo come Liza Minnelli dei poveri. Glissavo se trovavo sul quaderno la scritta TI AMO. Glissavo se mi prendevano in giro perché avevo i collant colorati (non gli andava mai bene niente). Glissavo se qualcuno mi faceva un complimento. Glissavo, glissavo, glissavo. Ogni tanto mi prendevo a botte con qualcuno. 
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