Esploso e archiviato mercoledì, 07 marzo 2007 in: secondlife
Tutto molto bello
Stasera invece di guardarmi un film sono entrata in secondlife. Ieri avevo letto un articolo sulla Stampa che mi aveva incuriosito, parlava di una ragazza giapponese che si è arricchita disegnando case virtuali che poi vende acquisendo soldi virtuali che possono essere scambiati per dollari veri. Insomma, una palazzinara. Pare sia molto figo avere una casa di quella tipa. C'erano anche delle illustrazioni, e in effetti mi sembrava affascinante, molto jap, con gli alberi jap, un ruscello jap, sarà anche stato quel cannolo col cappuccino, non so, per farla breve secondlife m'è sembrata una realtà esteticamente molto appetibile.
Poi non ci ho più pensato, e stasera che ero al pc m'è tornato in mente.
[Ah (tra parentesi), anche Di Pietro ha deciso di comprare un'isola virtuale in secondlife.]
Sono entrata con la fisionomia "ragazza della porta accanto", che è un avatar silhouette con capelli lunghi castani, jeans e camicia rosa fucsia spento. Mi sono ritrovata all'entrata con della gente che parlava, ma non la sentivo, leggevo le loro frasi: c'è una piccola chat incorporata che permette di rivolgere la parola alla gente che si incontra. Appena arrivata più che comunicare mi premeva capire come muovermi. Volare è più facile che camminare. Ho volato un bel po'. Poi mi sono fatta teletrasportare ai Parioli. Lì mi sono relazionata con un tizio con le ali (disse che gliele avevano regalate) non particolarmente loquace e con un punk che mi ha regalato dei vestiti. Infatti il mio primo pensiero, dopo aver imparato a volare, è stato: "devo cambiarmi"; il secondo: "devo andare dal parrucchiere". Dopo il primo cambio di vestiti indossavo una gonna lilla e un top nero. Poi il punk mi ha chiesto se volevo andare in un negozio di vestiti. Nel frattempo si era acceso una sigaretta. Ok, dico. Abbandono l'angelo che continuava a fare le prove (volava un po', saltava, ma per lo più stava piantato in mezzo alla piazza come un paracarro, guardandosi intorno) e mi aveva nel frattempo proposto la sua amicizia. L'accetto, ma vado. Andiamo, teletrasportati. Poi, dopo che ho fatto incetta di vestiti (almeno, credo) in un posto tipo magazzino, il punk mi chiede se voglio andare a Venezia. O ad Amsterdam. O su una spiaggia. Dico: "Venezia!, no, Amsterdam!, no, no, la spiaggia!". Ride e mi dice che lui si avvia e poi mi chiamerà. Infatti poco dopo lo raggiungo col teletrasporto. Poco dopo perché nel frattempo mi sono cambiata: pantaloni bianchi e camicia (bianca e di nuovo lilla, boh) annodata sotto le tette. Mi sarebbe piaciuto anche andare dal parrucchiere. Ora siamo sotto una grande tettoia di legno quadrata, con tavolini e tutt'intorno la sabbia e poi, s'immagina, il mare. Per fare la figa mi metto a volare, ma quando atterro le gambe mi rimangono piegate sotto il corpo come se fossi seduta sul cesso. Non mi schiodo più e dico al punk che ho una paralisi. Dice: "Provo a spingerti io". Ma non ce la fa, non mi muovo, sono sempre inchiavardata al suolo con le gambe piegate. Però muovendosi intorno a me il punk ha rivelato un particolare che fino a quel momento m'era sfuggito: ha le tette. Il punk è una donna. Poi mi dice di cliccare su una palla rosa: così scopro che queste palle che stanno in terra servono a conferire abilità danzatoria. Quelle rosa fanno ballare da donna. Ballo molto bene, balliamo molto bene. Un tizio vicino a noi ci fa ridere perché muove solo le gambe; un altro è completamente nudo e sembra un alieno pazzo o ubriaco. Finalmente riesco a muovermi anche senza ballare; la mia compagna è salita su un tavolo e delle tipe le hanno detto in italiano di scendere perché che il tavolo è loro. Gli unici altri italiani che ci hanno rivolto la parola sono dei cacacazzi. Già mi girano. Ci salutiamo, me ne vado prima di scendere in spiaggia.
Non lo so: che non si possa parlare (mentre si digita per comunicare, anche gli avatar digitano come i forsennati: questo si poteva anche risparmiare) e che gli scenari siano così, un po' smunti, non mi piace molto. Questa cosa è una specie di incrocio tra chat e videogioco. Insomma, non lo so.
Stasera invece di guardarmi un film sono entrata in secondlife. Ieri avevo letto un articolo sulla Stampa che mi aveva incuriosito, parlava di una ragazza giapponese che si è arricchita disegnando case virtuali che poi vende acquisendo soldi virtuali che possono essere scambiati per dollari veri. Insomma, una palazzinara. Pare sia molto figo avere una casa di quella tipa. C'erano anche delle illustrazioni, e in effetti mi sembrava affascinante, molto jap, con gli alberi jap, un ruscello jap, sarà anche stato quel cannolo col cappuccino, non so, per farla breve secondlife m'è sembrata una realtà esteticamente molto appetibile.Poi non ci ho più pensato, e stasera che ero al pc m'è tornato in mente.
[Ah (tra parentesi), anche Di Pietro ha deciso di comprare un'isola virtuale in secondlife.]
Sono entrata con la fisionomia "ragazza della porta accanto", che è un avatar silhouette con capelli lunghi castani, jeans e camicia rosa fucsia spento. Mi sono ritrovata all'entrata con della gente che parlava, ma non la sentivo, leggevo le loro frasi: c'è una piccola chat incorporata che permette di rivolgere la parola alla gente che si incontra. Appena arrivata più che comunicare mi premeva capire come muovermi. Volare è più facile che camminare. Ho volato un bel po'. Poi mi sono fatta teletrasportare ai Parioli. Lì mi sono relazionata con un tizio con le ali (disse che gliele avevano regalate) non particolarmente loquace e con un punk che mi ha regalato dei vestiti. Infatti il mio primo pensiero, dopo aver imparato a volare, è stato: "devo cambiarmi"; il secondo: "devo andare dal parrucchiere". Dopo il primo cambio di vestiti indossavo una gonna lilla e un top nero. Poi il punk mi ha chiesto se volevo andare in un negozio di vestiti. Nel frattempo si era acceso una sigaretta. Ok, dico. Abbandono l'angelo che continuava a fare le prove (volava un po', saltava, ma per lo più stava piantato in mezzo alla piazza come un paracarro, guardandosi intorno) e mi aveva nel frattempo proposto la sua amicizia. L'accetto, ma vado. Andiamo, teletrasportati. Poi, dopo che ho fatto incetta di vestiti (almeno, credo) in un posto tipo magazzino, il punk mi chiede se voglio andare a Venezia. O ad Amsterdam. O su una spiaggia. Dico: "Venezia!, no, Amsterdam!, no, no, la spiaggia!". Ride e mi dice che lui si avvia e poi mi chiamerà. Infatti poco dopo lo raggiungo col teletrasporto. Poco dopo perché nel frattempo mi sono cambiata: pantaloni bianchi e camicia (bianca e di nuovo lilla, boh) annodata sotto le tette. Mi sarebbe piaciuto anche andare dal parrucchiere. Ora siamo sotto una grande tettoia di legno quadrata, con tavolini e tutt'intorno la sabbia e poi, s'immagina, il mare. Per fare la figa mi metto a volare, ma quando atterro le gambe mi rimangono piegate sotto il corpo come se fossi seduta sul cesso. Non mi schiodo più e dico al punk che ho una paralisi. Dice: "Provo a spingerti io". Ma non ce la fa, non mi muovo, sono sempre inchiavardata al suolo con le gambe piegate. Però muovendosi intorno a me il punk ha rivelato un particolare che fino a quel momento m'era sfuggito: ha le tette. Il punk è una donna. Poi mi dice di cliccare su una palla rosa: così scopro che queste palle che stanno in terra servono a conferire abilità danzatoria. Quelle rosa fanno ballare da donna. Ballo molto bene, balliamo molto bene. Un tizio vicino a noi ci fa ridere perché muove solo le gambe; un altro è completamente nudo e sembra un alieno pazzo o ubriaco. Finalmente riesco a muovermi anche senza ballare; la mia compagna è salita su un tavolo e delle tipe le hanno detto in italiano di scendere perché che il tavolo è loro. Gli unici altri italiani che ci hanno rivolto la parola sono dei cacacazzi. Già mi girano. Ci salutiamo, me ne vado prima di scendere in spiaggia.
Non lo so: che non si possa parlare (mentre si digita per comunicare, anche gli avatar digitano come i forsennati: questo si poteva anche risparmiare) e che gli scenari siano così, un po' smunti, non mi piace molto. Questa cosa è una specie di incrocio tra chat e videogioco. Insomma, non lo so.
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