Esploso e archiviato venerdì, 04 maggio 2007 in: viaggi, pessimismo e fastidio, cavalli, italiano vero
Infruttuosi maneggi primaverili

Bisogna tenere conto del fatto che in assenza di particolari condizioni climatiche certe cose non verrebbero scritte. Presempio, se ora ci fosse il sole sarei in piscina a far aquagimmy; ma visto che piove come dio la manda, non ho l'ombrello e ho freddissimo, sto in casa tra una sigaretta e il secondo caffè (d'orzo).
Ormai è più di un mese che mi sono affidata alle cure di un santone che mi fa fare la dieta del cromagnone; ovvero, mi nutro di quel che mangiava l'essere subumano decimigliaia d'anni fa: evito maiale e oca, latte vaccino e derivati, grano, mais, pomodori, melanzane, dolci e gelati in genere, ecc. Posso però ingozzarmi di peperone rosso, agnello e kamut. L'olista dice pure che non sprigiono abbastanza aggressività e che in ciò l'ingestione di carni crude potrà essermi di giovamento.
In Toscana durante il trekking a cavallo* ho chiesto alle guide di aiutarmi a rispettare la dieta. Ma il non poter mangiare la maggior parte delle portate (maiale, cinghiale, paste di tutti i formati, besciamelle, dolci al cucchiaio e alla forchetta, succulenti salumi sostituiti da asfittici risottini e anemici petti di pollo alla piastra) mi ha in effetti condotto a uno stato di aggressività finalmente slatentizzata. Venerdì mattina, per dire, dopo sei giorni di colazioni a base di torte fatte in casa per i miei compagni di viaggio e a base di pane di kamut + marmellata + teuccio per me, quando mi sono vista davanti un vassoio di pizza appena sfornata (pomodori dell'orto, olio buono, sottilissima), ho mandato affanculo la dieta con un ruggito.

Al trekking eravamo: io e Kevin Costner, una coppia di 15enni (età anagrafica: 40 anni), un notabile napoletano e le due guide.

Kevin si è dimostrato fin da subito un impiastro senza paragoni nell'universo conosciuto. La notte era attanagliato da una smodata attività cinetica: bere, andare in bagno, aprire la finestra, togliere il piumone almeno una quindicina di volte ogni due ore. Di giorno tentava di azzopparmi saltandomi su un piede con lo zoccolo del suo stupido cavallo oppure, con mio grande imbarazzo, riproduceva i versi che faccio la notte o mi scattava centinaia di fotografie. La sera amava intrattenerci contando cosa avrebbe fatto al G8 di Genova al posto delle forze dell'ordine (scaricare il caricatore addosso ai partecipanti), guadagnandosi l'epiteto di cretino.
Esempi di conversazione serale/notturna tra me e Kevin:
1. Notte. Squilla un cellulare a volume altissimo. Io: suoneria di merda! Imbecille! Kevin: Chetati! Chetati!
2. Sera. Kevin: ma come, non sei ancora a letto e già ti metti i tappi? Io (coi tappi): ? (prova, prova adesso, a fare il diavolo a quattro appeso al lampadario)

Il notabile napoletano affermava la propria notabilità passeggiando davanti a tutti, insieme alla guida. Cavalcava a torso nudo per abbronzarsi, si tuffava nelle acque gelide dei torrenti; sosteneva che così facendo gli era passata la lombosciatalgia.
Esempio di conversazione a cena tra me e il notabile napoletano:

Notabile: inventiamo una storia; facciamo finta che il padrone di questo agriturismo è incazzato con sua moglie perché non gli ha mai dato un figlio maschio, e che per questo motivo la moglie e la di lei madre, sentendosi in colpa, lavorano come schiave.
Io: veramente preferisco Un posto al sole.
Notabile: ahahah! Stai scherzando, vero?
Io: no. Perché invece non immaginiamo una storia alla Buñuel, tipo che dei soldati irrompono e fanno fuori tutti i borghesi che si stanno abboffando?
Notabile: azz. (si tocca)

I 15enni (lui logorroico, lei muta e placida come una mucca di peluche) si tenevano per mano anche durante il trekking, i cavalli affiancati. A tavola dovevano star seduti vicini; se capitava di averli di fronte si assisteva a tutta una pantomima di ciccipuccimucci, bacini, carezzine, ecc.
Esempio di conversazione tra i 15enni a cavallo, con mio conseguente inserimento:
Lei (tedesca): e kome tefo fare?
Lui: porta avanti il bacino, che è quest'osso qui, non quello che ti do io...
Io, trottando via: raga, che melassa.

E mi son dimenticata del mio cavallino. Mi manca il suo testone pezzato. Non andava d'accordo con tutti, ma era vivace e curioso di quanto gli capitasse a tiro, specie se commestibile. L'ho afflitto da mane a sera con una sequela di raccomandazioni inutili, perché gli equini, a parte i cavalli dei butteri, non parlano l'italiano: guarda dove vai! smettila di mangiare! lascia passare il tuo compagno! non dare calci al tuo compagno! smettila di importunare la tua compagna! tieni la testa dritta! basta trotto! datti una mossa: trotto! insomma basta con 'sto trotto! (questo del trotto-nontrotto soprattutto l'ultimo giorno, ché quando sentono l'odore di casa i cavalli tendono ad accelerare il passo).

Infine le guide: simpatiche, brave. Del resto devono andare d'accordo con tutti, loro. Invece io, l'ultima notte, finalmente sola nella mia bella cameretta, ho sfanculato l'intera carovana senza rimetterci un picco, e dormito il sonno del giusto. Senza tappi.
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* dalla Maremma al Monte Amiata. L'unica foto disponibile è quella nel post precedente. Dopo mi è morta la batteria della Oly;  fessa, non avevo portato con me il caricabatterie.
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