Esploso e archiviato mercoledì, 23 maggio 2007 in: cuentos, i mutanti della blogosfera
Aliena

Nei desideri del padre, appassionato di esplorazioni galattiche, doveva chiamarsi Alenia; era diventata ultraterrestre a causa di un'errata trascrizione all'ufficio anagrafico. Anche il suo aspetto non era dei più comuni. Aliena alla nascita era ricoperta di peli bianchi, caduti dopo una settimana per far spazio a una folta peluria multicolore. A quattordici anni i capelli le si gonfiavano alla radice, ricci e lisci, fini e spessi, chiari e scuri, con l'aspetto d'insieme di una massa ingovernabile e ingovernata grigio verde metallico. La carnagione alabastrina si sollevava sul volto in corrispondenza delle arcate sopraccigliari, degli zigomi e del naso appuntiti, della piccola bocca di un tono più scuro del resto del volto. Gli occhi obliqui erano privi di ciglia; le palpebre, spesse, quasi sempre calate a metà sulle enormi pupille color mirtillo. Portava un fisico con poche curve, che dava l'idea di un'elastica compattezza e forse, al tatto, di muscoli guizzanti sottopelle.
Una costituzione delicata, che medici del secolo scorso e fors'anche di quello prima avrebbero definito "linfatica", e che la costringeva a uno stile di vita sui generis. Appena sveglia, sali minerali e gocce per la pressione la facevano arrivare incolume almeno fino alle undici, ora in cui di solito sveniva. Più cose aveva sullo stomaco e più avrebbe rigettato, sicché poteva mangiare solo a pranzo, dopo essersi riposata un po'. Lo svenimento era qualcosa che poteva prevedere: qualche minuto prima diventava molle molle nelle ossa, tutta midollo; poi era come se si convertisse allo stato aeriforme; vedeva macchie bianche ingrandirsi sino a occupare tutto il campo visivo; e nell'ultimo brandello di lucidità il cervello a gas toccava le pareti della scatola cranica. Per gabolare la faccenda dello svenimento, se poteva, dormiva fino a mezzogiorno. Aveva adottato uno stile di vita per lo più notturno. All'università frequentava i corsi pomeridiani o serali, la notte studiava, e alle volte usciva. Si addormentava alle quattro o alle cinque di mattina.
Non è sempre facile stabilire le ragioni di una mutazione genetica: un'insalatina chernobyliaca mangiata dalla mamma in gravidanza, oppure i pesciacci del Po che lo zio 'Rmando cucinava in carpione. In questa seconda ipotesi, molti potrebbero essere i mutanti di qualsivoglia specie nella pianura padana. E in effetti, a saper leggere le cronache locali, qua e là si davano casi di nutrie e maiali dai comportamenti peculiari.
Certo è che, fino a quel passo falso di Kitty Konosie, Aliena Pizzighettone ignorava i propri talenti.
Il verificarsi di coincidenze e sincronie, il captare e l'inviare pensieri ed emozioni in maniera incontrollata è cosa piuttosto comune: Aliena avrebbe voluto indirizzare il pensiero verso un bersaglio stabilito a priori. Se l'immaginava come un flusso telecomandato, e le sarebbe piaciuto poter trasferire da un luogo all'altro anche le proprie cellule, in ordine sparso per ricomporsi poi, e senza l'aiuto di mezzi di locomozione. Ad esempio, far salire un piede al quinto piano senza usare l'ascensore, di cui peraltro lo stabile in cui abitava era sprovvisto, nonostante l'assemblea condominiale ne avesse deliberata l'installazione da un quinquennio. E poi, allenandosi poco alla volta, l'intero arto inferiore, e via via tutto il corpicino delfinoide.
Un pomeriggio tardi, tornando dall'università, doveva assolutamente far pipì, ma il bagno era chiuso. Kitty, Kitty, aveva urlato, apri! Dai che me la faccio addosso!
Kitty Konosie era la sua compagna d'appartamento, una studentessa gallese che girava in salopette di velluto a coste, calzava scarponi e si agghindava con delle fettucce colorate tra i capelli unti. Dopo un quarto d'ora Kitty era uscita dal bagno non da sola, bensì in compagnia di un tipo allampanato con gli occhi fuori dalla testa, tale Lucantonio, fino a quel momento fidanzato di Aliena. Un momento dopo, in effetti, Kitty la chiatta e Lucantonio (detto Lucy) si buttavano giù dalle scale seguiti da alcune suppellettili. Squallidi castani, aveva ancora trovato la forza di urlargli dietro Aliena, ormai sola con la lavatrice che, ballonzolando, terminava la centrifuga, prima di svenire. Nello stato di sospensione ondeggiante in cui si trovava, Aliena osservò la propria testa volare anch'essa giù dalle scale all'inseguimento dei due traditori malcombinati e carichi di libri e vestiti. Fece poco caso alle grida di qualche passante.
I due ripararono in casa di Lucy e senza pensarci due volte si buttarono sul letto a una piazza. In breve s'immersero in un amplesso raccapricciante. E' da dire che l'ira di Aliena non era dovuta all'attaccamento sviluppato per Lucantonio, dacché questi mostrava una scarsissima propensione alla detartrasi; e pure Kitty, così scialba e sciatta, non era una grossa perdita; tuttavia la sorpresa e, sì, l'orgoglio ferito dal tradimento di due esseri che fino a un'ora prima aveva ritenuto sottomessi, le avevano fatto perdere la testa. Inferocita come un'orca assassina, la inserì quindi tra i due, avvinti in un coito missionario; sicché lui, aperti per un attimo gli occhi, si vide davanti il volto di Aliena, che già che era lì gli ruppe il naso con la fronte. Nella penombra, lo scorrere del sangue, le urla, e un eterogeneo scompiglio mimetizzarono la presenza vagolante di una testa, che, avulsa da ogni contesto, prendeva la porta e scompariva nella notte.


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