Esploso e archiviato martedì, 09 ottobre 2007 in: pessimismo e fastidio, il peso della mole
Il Gran Pomellatore
Chiude il negozio del Gran Pomellatore. Un tipo fiero e bizzarro, venditore di articoli e arredi provenienti dalle ex colonie orientali. Non ho mai fatto grandi acquisti da lui, anche se un giorno stavo per comprare una sedia in legno a forma di mano aperta.
La prima volta necessitavo di pomelli da sostituire a quelli di una cassettiera presa in un negozio simile al suo (era il periodo delle cassettiere, ne acquistai una grande, una media e una piccolissima che ora sta poggiata sopra quella media, in bagno, e serve a riporre una teoria di robine: rossetti, saponettine, campioncini; tutte cose che poi dimentico di avere, così a un certo punto mi ritrovo con dei doppioni, ad esempio due rossetti bianchi, o dello stessissimo rosso o rosa, anche se di marca diversa. Una cosa analoga mi capita di recente con le scarpe). Pomellator teneva in vetrina due file di bei pomelli in diverse grandezze variamente decorati; tutte le volte che passavo davanti al negozio mi fermavo a guardarli, rammaricandomi di non avere nei miei mobili abbastanza cassetti e antine. Finché non potei più rimandare: di lì a poco avrei avuto in casa un tizio con il trapano e ne avrei approfittato per installare mensole, appendere quadri e, appunto, cambiar pomelli. E' da dire che gli aggeggi in vetrina erano mal illuminati, sicché chiesi a Pomellator se poteva farmeli vedere a una luce naturale, perché faticavo a distinguere i colori e non desideravo ritrovarmi con 10 pomelli bianchi decorati in blu navy invece che verde foresta. Il titolare del negozio fu irremovibile, tanto che dopo una breve conversazione gli chiesi in quale altro negozio potessi trovare pomelli simili; intenzione, la mia, del tutto velleitaria, dato che - mi informò - ero al cospetto del maggior detentore di pomelli in Torino e provincia. Ora non ricordo come ci lasciammo, vale a dire non ricordo se semplicemente lo salutai o se uscendo dal negozio lo mandai al diavolo dicendo che poteva essere il monopolista planetario di pomelli ma essendo anche un gran cafone non ne avrebbe venduto manco uno; però tornai il giorno dopo e in sua assenza, grazie a un giovane e grazioso commesso, ebbi accesso alla totalità pomellare custodita in un'enorme scatola all'interno del negozio e feci il mio acquisto.
La seconda volta risale a qualche giorno fa. Attirata dal cartellone svendita promozionale, e spinta dal fatto che sto cercando delle mensole o una libreria, entro. Non trovo tuttavia nulla d'interessante, salvo la solita sedia a forma di mano e dei braccialettini a più giri di perline madreperlate. Cerco di provarmene uno e con fatica - ho le mani grandi - me l'infilo al polso, e non è poi tutto questo splendore. In quella si palesa alle mie spalle il severo Pomellator che, seppure impegnato da una coppia di mezz'età, trova il tempo di proferire l'ultima ammonizione: non posso misurare i braccialetti perché costano troppo poco. Sconfitta da cotanta logica stringente, saluto, ringrazio e me ne vo.
Chiude il negozio del Gran Pomellatore. Un tipo fiero e bizzarro, venditore di articoli e arredi provenienti dalle ex colonie orientali. Non ho mai fatto grandi acquisti da lui, anche se un giorno stavo per comprare una sedia in legno a forma di mano aperta.
La prima volta necessitavo di pomelli da sostituire a quelli di una cassettiera presa in un negozio simile al suo (era il periodo delle cassettiere, ne acquistai una grande, una media e una piccolissima che ora sta poggiata sopra quella media, in bagno, e serve a riporre una teoria di robine: rossetti, saponettine, campioncini; tutte cose che poi dimentico di avere, così a un certo punto mi ritrovo con dei doppioni, ad esempio due rossetti bianchi, o dello stessissimo rosso o rosa, anche se di marca diversa. Una cosa analoga mi capita di recente con le scarpe). Pomellator teneva in vetrina due file di bei pomelli in diverse grandezze variamente decorati; tutte le volte che passavo davanti al negozio mi fermavo a guardarli, rammaricandomi di non avere nei miei mobili abbastanza cassetti e antine. Finché non potei più rimandare: di lì a poco avrei avuto in casa un tizio con il trapano e ne avrei approfittato per installare mensole, appendere quadri e, appunto, cambiar pomelli. E' da dire che gli aggeggi in vetrina erano mal illuminati, sicché chiesi a Pomellator se poteva farmeli vedere a una luce naturale, perché faticavo a distinguere i colori e non desideravo ritrovarmi con 10 pomelli bianchi decorati in blu navy invece che verde foresta. Il titolare del negozio fu irremovibile, tanto che dopo una breve conversazione gli chiesi in quale altro negozio potessi trovare pomelli simili; intenzione, la mia, del tutto velleitaria, dato che - mi informò - ero al cospetto del maggior detentore di pomelli in Torino e provincia. Ora non ricordo come ci lasciammo, vale a dire non ricordo se semplicemente lo salutai o se uscendo dal negozio lo mandai al diavolo dicendo che poteva essere il monopolista planetario di pomelli ma essendo anche un gran cafone non ne avrebbe venduto manco uno; però tornai il giorno dopo e in sua assenza, grazie a un giovane e grazioso commesso, ebbi accesso alla totalità pomellare custodita in un'enorme scatola all'interno del negozio e feci il mio acquisto.
La seconda volta risale a qualche giorno fa. Attirata dal cartellone svendita promozionale, e spinta dal fatto che sto cercando delle mensole o una libreria, entro. Non trovo tuttavia nulla d'interessante, salvo la solita sedia a forma di mano e dei braccialettini a più giri di perline madreperlate. Cerco di provarmene uno e con fatica - ho le mani grandi - me l'infilo al polso, e non è poi tutto questo splendore. In quella si palesa alle mie spalle il severo Pomellator che, seppure impegnato da una coppia di mezz'età, trova il tempo di proferire l'ultima ammonizione: non posso misurare i braccialetti perché costano troppo poco. Sconfitta da cotanta logica stringente, saluto, ringrazio e me ne vo.
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