ho molto fastidio
Esploso e archiviato lunedì, 12 maggio 2008 in: viaggi, libri, pessimismo e fastidio, il peso della mole
anche per la fiera del Libro. Non lo capisco, non l'ho mai capito. Cioè, l'intendo per gli addetti ai lavori, ma per chi ama i libri è una tortura. E' proprio una fiera, un mercato; anzi, un ipermercato. E' l'Ikea moltiplicata per mille. Ma che dico Ikea: Aiazzone. Rumore, confusione, impossibilità di seguire gli incontri con gli autori: se son nelle poche sale dedicate c'è sempre troppa gente, se son sparsi per la fiera il troppo casino impedisce l'ascolto; poi il Lingotto, quel casermone fuori mano, così deprimente. Come deprimente è tutta la zona del Lingotto, tra l'altro. Se uno ama i libri, se ama solo i libri e non tutto quello che c'è intorno, il Salone è una perdita di tempo e un'occasione in più per farsi venire il nervo.
L'ultima volta che ci sono stata, qualche anno fa - bisogna infatti che arrivi qualcuno apposta da fuori, da accompagnare: non bastano nemmeno più, come incentivo, gli eventuali biglietti omaggio che ogni tanto capita di rabastare -, a onor del vero due cose interessanti le ho fatte: ho comprato il primo libro dettoriano (sto coccolando la Carriego perché continui a scrivere sul blog le ultime avventure di certi ragazzotti che mi appassionano) e ho fatto la conoscenza dei carnet de voyage; fino a quel momento non ne sapevo l'esistenza: sarò gnurante?
Il mio ideale resta il festival della letteratura di Mantova: per le strade e le piazze, mille e uno incontri con gli autori, una roba viva. Peccato che la capacità ricettiva di Mantova sia pari a zero; oltretutto quei pochi posti son prenotati da un anno all'altro dagli aficionados del festival. Resta Pordedone Legge. Ma è troppo lontano. Si potrebbe approfittare per una gitarella a Trieste, quello sì.
Update: m'ero dimenticata di un'altra roba fastidiosetta del mercatone del libro: la cena di gala alla reggia di Venaria per l'inaugurazione: c'è, ogni anno, 'sta cosa d'altri tempi, con politici amministratori notabili e anche meno notabili, che immagino essere nel budget della fiera (mi piacerebbe sapere sotto che voce). E' inutile, non me lo fo piacere tutto 'st'ambaradan, son per le cose piccole, a misura umana e non di fabbrica, e tra l'altro pur essendo per le robe piccine e pur essendo una provinciale (vivo a Torino da una vita ma ancora la vedo con occhi forestieri, nel bene - è bellissima - e nel male), o forse proprio in quanto tale, avverto l'aria di becero provincialismo che si respira qui, e non mi piace.
illustrazione tratta da un carnet di Van Occupanter
L'ultima volta che ci sono stata, qualche anno fa - bisogna infatti che arrivi qualcuno apposta da fuori, da accompagnare: non bastano nemmeno più, come incentivo, gli eventuali biglietti omaggio che ogni tanto capita di rabastare -, a onor del vero due cose interessanti le ho fatte: ho comprato il primo libro dettoriano (sto coccolando la Carriego perché continui a scrivere sul blog le ultime avventure di certi ragazzotti che mi appassionano) e ho fatto la conoscenza dei carnet de voyage; fino a quel momento non ne sapevo l'esistenza: sarò gnurante?
Il mio ideale resta il festival della letteratura di Mantova: per le strade e le piazze, mille e uno incontri con gli autori, una roba viva. Peccato che la capacità ricettiva di Mantova sia pari a zero; oltretutto quei pochi posti son prenotati da un anno all'altro dagli aficionados del festival. Resta Pordedone Legge. Ma è troppo lontano. Si potrebbe approfittare per una gitarella a Trieste, quello sì.
Update: m'ero dimenticata di un'altra roba fastidiosetta del mercatone del libro: la cena di gala alla reggia di Venaria per l'inaugurazione: c'è, ogni anno, 'sta cosa d'altri tempi, con politici amministratori notabili e anche meno notabili, che immagino essere nel budget della fiera (mi piacerebbe sapere sotto che voce). E' inutile, non me lo fo piacere tutto 'st'ambaradan, son per le cose piccole, a misura umana e non di fabbrica, e tra l'altro pur essendo per le robe piccine e pur essendo una provinciale (vivo a Torino da una vita ma ancora la vedo con occhi forestieri, nel bene - è bellissima - e nel male), o forse proprio in quanto tale, avverto l'aria di becero provincialismo che si respira qui, e non mi piace.
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