ciao, dfw

Esploso e archiviato domenica, 14 settembre 2008 in: libri, david foster wallace
Settimana scorsa sono stata al mare. Lì, l'anno passato, avevo lasciato Infinite Jest, pensando di leggerlo la prima volta che mi fossi fermata in quella casa almeno una settimana. Da allora non è ancora successo. Anzi, me n'ero dimenticata. Una sera, però, l'ho visto su uno scaffale, e ho pensato che, accidenti, ancora non era venuto il momento, non c'era tempo.
Avrei ripreso la lettura come un atto di fiducia nei confronti dell'autore, perché, senza saperlo, condividevo quel che se ne scrisse nel 1996: Wallace is to literature what Robin Williams or perhaps Jim Carrey is to live comedy: a creator so maniacally energetic and amused with himself that he often follows his riffs out into the stratosphere, where he orbits all alone (Frank Bruni, citato dal L.A. Times di oggi).
Il primo quarto del tomo mi aveva dato quella precisa impressione: altri libri di D., come Brevi interviste con uomini schifosi o Considera l'aragosta (sono quelli il cui ricordo è più fresco), al confronto con IJ sono una passeggiata. Sicché ho lasciato solo a orbitare nella stratosfera D. che elencava, in nota, tutti i film girati da uno dei personaggi, con tanto di trama, attori, problematiche della lavorazione, ecc.
Quanto ho amato le note, in Brevi interviste (La persona depressa! Ricordo ancora quel che provai nel leggere la prima nota (1), a pag. 48 dell'edizione Einaudi: ero sorpresa che si potesse far sogghignare in nota; ero felice di quella digressione e delle successive)? E pure gli schemi di Considera. L'Ulisse, a diciott'anni, lo piantai alle prime pagine proprio per la sovrabbondanza di note: da allora, Joyce mi è rimasto quello delle note. Ecco, D. mi aveva riconciliato con quella faccenda; pensavo che, prima o poi, ci avrei riprovato. Al diavolo la narrazione lineare, volevo perdermi in un bosco di incisi, asterischi e  numeretti.
La frase (tratta da Oblio, che non ho letto, presumo) che Alessandra Galetta ha scelto per ricordare D. sul tumblr: Per tutta la vita sono stato un impostore. E non esagero. Ho praticamente passato tutto il mio tempo a creare un’immagine di me da offrire agli altri. Più che altro per piacere o per essere ammirato. Forse è un po’ più complicato di così, letta insieme a quella di Bruni che citavo prima, mi fa pensare a un'umanità siderale. Così, DFW, astronauta come alcuni tuoi colleghi - che bisognerà, a questo punto, tenere ancora più da conto - che cavolo è successo? E' così necessario che qualcuno racconti il mondo visto da quaggiù e da lassù contemporaneamente. Basta.
 


(1) Le sagome multiformi che le dita accoppiate della terapeuta assumevano somigliavano quasi sempre, secondo la persona depressa, a varie forme di gabbie geometricamente diverse, un'associazione che la persona depressa aveva esternato alla terapeuta perché il suo significato simbolico sembrava troppo dichiarato e sciocco per sprecarci il tempo che avevano a disposizione. Le unghie delle mani della terapeuta erano lunghe e proporzionate e ben curate, mentre quelle della persona depressa erano mangiate in modo coatto e talmente corte e maciullate che certe volte spuntava la carne viva e cominciavano a sanguinare spontaneamente.
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