albert serra

Esploso e archiviato sabato, 29 novembre 2008 in: cimenalcinema, torino film festival
       Inquadrature silenziose e lunghissime, troppo: durante la proiezione la sala si è svuotata;
però io ho resistito fino in fondo.  Certo è un film pesantino. La chiave di lettura che mi
sembra di poterne dare è che l’unica cosa reale è il sogno: i remagi trovano cose bellissime
(che vedono solo loro) osservando una semplice pietraia. E nel finale si raccontano fra loro
appunto sogni di angeli, nubi, cacciatori, serpenti, e tutta questa varietà di cose contrasta
in modo evidente con il nulla che li circonda e nel quale camminano.
Carlo Molinaro

Invece a me è piaciuto tanto, El cant dels ocells.
Serra, il regista, è autore anche di Honor de Cavalleria, film su Quijote e Sancho amato due anni fa, che poi vinse il festivale.
Vero, i tre remagi in espadrillas e corona e zimarra vagano o credono di andare, nel far questo sognano, questionano, si perdono in mille discorsi quasi da borrachos tanto son surreali, fanno abluzioni, riposano.
Son lì come per caso, e vanno, non si tirano indietro, anche se non son dei campioni di coraggio, anche se non son campioni di niente.
Certo se non fosse anche un film divertente mi sarebbe risultato pesante. Però ho ghignato assai ai siparietti dei tre, e anche nel vedere che la madonna coccola insistentemente un agnellino, quasi fosse lui il bambingesù, forse per qualche momento lo era, lo tormenta come una bimba "non so se tenerlo o lasciarlo andare", dice, e poi gli tiracchia un orecchio e gli scuote delicatamente la collottola.
La sala, quando l'ho visto, non era vuota (nemmen piena) e non si è svuotata.
In effetti in pochi ridevamo. In due, diciamo: io e il mio vicino di poltrona, che in un primo tempo avevo scambiato per una ragazza a causa dei boccoli biondi. Un tipino che prendeva appunti al buio. A un certo punto s'è messo di traverso e quasi sdraiato sulle poltroncine, dandomi i ricci in faccia.
Comunque: ai dialoghi dei remagi si può ridere parecchio, da lacrime agli occhi, par di leggere Jarry o Beckett. O di vedere le comiche di quando eravamo bimbi.
(e meno male che non ero la sola a ridere, va', che far sempre l'apripista non è così piacevole)
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