Esploso e archiviato venerdì, 26 agosto 2005 in: orrore, condominio e dintorni, il peso della mole

Un'agghiacciante sequela di inestinguibili orrori 

È così. Da un paio di giorni vivo in preda al terrore. Ed è un terrore giustificatissimo, che ha la sua ragion d'essere proprio nelle care, piccole, solite cose di tutti i giorni. Non v'è nulla, nulla, NIHIL, cazzo, che possa in questo momento recarmi conforto, all'interno dell'esorbitante coacervone dello scibile umano. Almeno che io sappia.

Cercherò di recuperare un po' di freddezza e di andare per ordine. Dunque, ieri l'altro vado al Dìxdì mio amico d'agosto. Prendo veloce generi di ogni genere dagli scaffali. Ultima tappa: il banco frigo dei latticini, abbastanza vicino alle casse. Lì mi attardo. Non è la prima volta che penso che i ragazzi che gestiscono il supermercato avrebbero bisogno di un corso su come disporre e presentare la merce sugli scaffali. Presempio, gli yogurt. Non è possibile che stia tutto insieme, magro, intero, bianco, alla frutta, al caffè, alla panna, al cioccolato, con praline, con fiocchi di mais, con scaglie di cioccolato, con la pappa reale! A meno che una non voglia perdere ore e ore nella contemplazione dei vasetti come una pisquana imbesuita. Non è ancora il mio caso. Sicché li penalizzo (i ragazzi del Dìxdì) scegliendo solo una confezione della marca più economica: tiè. Mi giro verso le casse per vedere se c'è coda e lì, a una delle casse, vedo un fantasma. O un demonio. Un mortoviventeunozombieunpoltergeistunesserespaventoso! Che mi fissa. Cioè, sta ricambiando il mio sguardo. Ci stiamo fissando. Siamo soli nel supermercato, un - in apparenza - socievole satanasso e io, e ci stiamo guardando negli occhi.

Rewind. Passo indietro. Cos'ho visto. Sennò non si capisce. L'essere - il cui sesso non è identificabile - è di una magrezza spaventosa. Il suo volto è una maschera ocra dai lineamenti marcati, duri. Scarniti. Le labbra sono molto scure, color sangue rappreso. Gli occhi neri, lucidi, penetranti. La chioma lunga e - ovviamente - nera, troppo gonfia, fuoriesce da una fascia stretta intorno alle tempie: mi ricorda la criniera della sfinge. La mia reazione è tale quale mi trovassi davanti alla mummia di Belfagor, ovvero un mostro nato dall'abbietto connubio tra i due horror cult televisivi che da bambina mi terrorizzavano di più: il Fantasma del Louvre e La Mummia. Mi viene un colpo. Un mininfarto. Un brivido mi percorre interamente, dalla testa ai piedi, e mi si rizzano i peli e i capelli. La mia espressione dev'essere di terrore puro perché il fantasma, che continua a fissarmi, si mette a ridere. Scopre una chiostra di denti bianchissimi, che occupano metà faccia. L'orrore aumenta ancora. Ma di tanto! Sono passati pochi secondi da quando io e belzebullo abbiamo stabilito il maledettissimo contatto oculare. Una vita. Datemi un ministrodiddio, o anche solo una suora… un diacono? Lucifero si sta prendendo gioco di me. Mi guardo intorno e nessuno si è accorto di niente. Siamo soli, io e l'essere. Solo noi sappiamo. Cazzo, aiuto, mamma, madonna, divento papagirl!!! Faccio dietro front e riparo tra le corsie. Alibi: la ricerca del muesli croccante. Intanto mi do dell'imbecille. Quale demonio, quale ectoplasma. Dev'essere una persona malata. Molto malata. E abituata a reazioni del genere, se ha sorriso così. Il sorriso è anche una reazione di difesa, gli animali scoprono i denti quando sono spaventati… boh. Della mia, di reazione, non ho colpa: irrazionale in toto e in automatico; non mi è mai capitata una cosa del genere. Ho mantenuto il sangue freddo la volta che mi sono svegliata perché uno scarafaggio mi camminava sul braccio, o quando a Siviglia era entrata in casa una pantegana enorme e anche il gatto era scappato via dalla paura. Va beh, insomma adesso torno alle casse e fisso quella persona con una faccia NORMALE, cazzo, così lei capisce di non essere tanto orribile e anche, incidentalmente, che non sono del tutto idiota. Se riesco le sorrido anche. E come no? Alle casse però non c'è più. La vedo in strada da uno dei vetri, di profilo: è altrettanto orripilante. Sembra davvero una Tutancleopatra imbalsamata. Ah, Signore, ma chi credi che io sia? Rambo, forse? Indiana Jones? Cos'è che vuoi, una conversione, magari di massa?

Dall'altro ieri sono dunque costretta a convivere con la consapevolezza che vicino a casa mia si aggira quella persona. Che potrei incontrarla in qualsiasi momento. Stasera per andare al Dìxdì mi sono dovuta travestire. Avevo anche gli occhiali da sole, non è opportuno incrociare sguardi, anzi alcune volte è da incoscienti. Ad ogni buon conto quando sto davanti al pc son tranquilla. In casa, al sicuro. Le finestre di fronte, del Best Western. Una portafinestra è sempre aperta, da ieri. Una tenda bianca svolazza. Ecco, quando sto al pc con la coda dell'occhio destro vedo la tenda, vedo qualcosa che si muove. La tenda. Quando è notte esistono solo due finestre: la mia e quella di fronte, quella aperta. E nessuno affacciato, né lì né altrove. Qualcuno di fronte forse c'è, al buio. Qualcuno che fa muovere la tenda? Certo che se comparisse, dal riquadro della finestra, quella maschera di gesso ocra, non saprei che diav… che accidenti fare. Sempre che mi rimanga il tempo di fare qualcosa, e di pensarci su, prima. Poi ieri sera con la coda dell'occhio sinistro vedo - forse - qualcosa muoversi sul pavimento. Non ci bado, tanto col vento che c'è si muove un po' tutto. Si muove un po' troppo, però. Guardo: una blattona. Due centimetri, con le antenne pure tre. Mi fa un baffo, ormai. Baygon. Crepa, bastardella! Invece no. Appena la spruzzo si mette a correre all'impazzata. Blat-rodeo. La inchiodo al suolo con lo spray. Fa un salto, si capovolge, e inizia ad agonizzare agitando quei prosciutti di jamòn de pata negra che ha al posto delle zampe. Dura un po'. La veglia funebre è andata avanti per dodici ore. La cara salma è stata affidata, per le esequie, allo ditta Geberit.

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