Esploso e archiviato venerdì, 07 ottobre 2005 in: pessimismo e fastidio, musa, sueños
Di sogni e d'amor desto, un poco, dirò


Mentre di notte nella casa nuova dei miei sogno di stare in un bagnetto nuovo accessibile a me sola, e lì sdraiata nel piatto doccia con le gambe per aria fare tante cose divertenti con una tartarughina viva in gomma tutta colorata chiara, di giorno nella casa nuova disfo gli scatoloni, e saltano fuori i diari del liceo, e anche il diario non di scuola che in quarta scrivevo e poi ogni tot settimane scambiavo con Ilaria, che nel frattempo avendo fatto magistero era già finita al confino padovano, causa facoltà di psicologia, e che narrava, anche, del primo fidanzato serio, che adesso ha 45 anni, è separato e sta con una ventenne. Poi alle volte mi stanco e mi butto sul letto e da lì osservo un tetto in coppi rossi dotato di casina per piccioni (ovvero un megacoppo la cui reale funzione mi sfugge) e il piccione che sotto di esso si ripara dalla pioggia battente. L'
aMorella mia bella da sotto le mie ginocchia ripiegate ronfa, e si verifica un'ondata di transitività tale per cui il pidgeon sotto il coppo è come la Musa sotto le mie ginocchia, che è come me sotto il tetto di questa casa nuova benedetta. Così sto.

Oppure sto anche nella casa vecchia di me, in quest'altra città, e quel che potrei sognare qui in realtà forse lo faccio, ma non oggi. Sta di fatto che oggi, invece, sogno ad occhi aperti dal letto; qui, anzi, rifletto sull'amore e sugli amanti. Decido che non è vero amore quello che non s'apra in gesta epiche, eroiche e iperromantiche.
E bon.
Ascoltando in un
bel film Everybody's got to learn sometime mi ricordo di una festa di carnevale in prima liceo, in cui ballavo con un mio compagno dalle tette finte in plastica, durissime, che si è ammazzato una decina d'anni fa d'overdose, oppure con un altro mio compagno così svagato e bello (tuttora bello e svagato, nonché gay). Ora vado a casa di una mia amica e coetanea che è sempre più depressa, e ogni tanto senza volerlo piange in pubblico. Mi sembra che siamo, a occhio e croce, una generazione di sfigati senza capo né coda. Lo eravamo anche allora, nessuno di noi riusciva ad andare a vedere Il tempo delle mele con qualcuno che realmente le/gli interessasse. Eravamo spesso oggetto di dichiarazioni d'amore da parte delle persone sbagliate. Se anche per uno strano caso ci fidanzavamo con le persone giuste poi finiva tutto in vacca lo stesso, e di ciò non potevamo che accusare la nostra e l'altrui stupidità. Pensavamo che cambiare pettinatura sarebbe stato risolutivo per il nostro stato di sfigataggine perenne. E non è vero che non è cambiato niente da allora, se oggi almeno possiamo apprezzare il buon vino e amare il tartufo, che vent'anni fa ci facevano schifo. Siamo diventati così decadenti, e dunque per questo fatto ancora più sfigati, perché la vera decadenza non l'abbiamo vista mai, e adesso siamo precipitati direttamente in questo neomedioevo di merda. Ciò significa tra le altre cose che non avrò la più remota possibilità di andare a cena con Gadole e se ci gira metterci ignudi a scopare sul tavolo o, al limite, dato che forse non vedrò Gadole nunca màs en toda mi vida, vuol dire che non avrò mai l'autorizzazione ad aprire un posto del genere, ovvero un loco in cui bevete del vino buono, mangiate il tartufo, e se vi gira poi lo fate sul tavolo, oppure sotto il tavolo, o sul triclinio su cui - vecchie volpi - avete scelto di adagiarvi, o anche nel bagno dotato almeno in parte di moquette. Che palle, no?
Petarda | link | commenti (15)(popup)