Esploso e archiviato lunedì, 06 febbraio 2006 in: pessimismo e fastidio, il peso della mole, italiano vero
Avanti, c'è posto
Una domenica, alla fermata dei trambus di Porta Palazzo in direzione corso Giulio Cesare: la palina dei vari 4, 11, 50, 51, 51 sbarrato. Sono le sette di sera, la pioggia grigia lava via la neve residua sporca e pasciocca; non riesce a scalfire il palafuksas, o palazzo di vetro degli ambulanti dell'abbigliamento che, absurdo, erge spesse pareti in forma di strati su strati verde bottiglia semitrasparente.
Venerdì uscendo dal cine prima di cena eravamo travolte e rapite come topi dietro al pifferaio dall'inno alla gioia in loop che pennellava piazza Bodoni tutta bianca; il Conservatorio, illuminato, geometrie colorate e rimbalzanti sugli edifici e sulle nostre facce di pochi piccoli minuscoli pedoni attoniti. Sulla neve, suoni e luci; non ci vuol molto: dacci, anche oggi, la nostra colonna sonora quotidiana.
Lo spirito seguitava a levitare anche sabato mattina in una stanza gialla senza mobili, con Piazzolla proterviamente filodiffuso che mi dava l'agio di provare che incaponendosi si può far finta di danzare il tango come fosse una sevillana. Far finta perché non so ballare né l'uno né l'altra.
Y baila baila baila no pa' olvidar sino pa' llevarlo mejor...
Invece lo stato d'animo di quella domenica era peso come lo zaino che tenevo sulle spalle - la mochila que llevamos va cargaìta de piedras - per andare in visita da Ma e Mo, a portare dei biscotti - cuori e stelle piccanti con cacao e nocciole -, a far due chiacchiere e magari due tiri di qualcosa di vietatissimo; a muovere i neuroni e le parole e tutto un insieme di sensazioni; a far salire sulla giostra atomi e molecole vagolanti nelle acque extraterritoriali tra un confine e l'altro degli umani e dei viventi in genere. Con Ma e Mo mi sento molto libera e molto me stessa, così mi scopro a pensare e conseguentemente asserire delle robe che non avrei immaginato, tipo che la merda è rimasta l'unica cosa onesta nella vita, dunque non posso aver scritto Chiamparino merda umana sul muro vicino a casa mia.
Lì, alla palina di piazza della Repubblica verso corso Giulio, vicini vicini a me, due coniugi di mezz'età litigano poiché il 51 normale e/o sbarrato non passa. Lei vuole andarsene, lui rimarrebbe a oltranza perché prima o poi arriva, che cazzo. A loro mi rivolgo e chiedo se i bus passano. Mi dicono di sì: tutti tranne quel balengo del 51 normale e/o sbarrato. Ne so mica qualcosa, io? Guardo la palina: 51 FERIALE e 51 sbarrato FERIALE, c'è scritto. Dico: eh ma se è feriale oggi, che è domenica, non passa. Lei: allora dove possiamo andare a prenderlo? No, dico, non è che passa da un'altra parte: non passa proprio mai, nei giorni festivi come oggi. Un giovane gioviale si avvicina barcollando, e sorridendo rassicura la coppia sull'orlo della separazione: Ma dai, vedrete che adesso arriva...
I due vogliono crederci. Non consiglio un taxi. Non chiedo dove sono diretti per suggerire un mezzo pubblico alternativo. Mi limito a ribadire che il 51 normale e/o sbarrato non viaggia nei giorni festivi, essendo FERIALE. Continuano a battibeccare. Arriva l'11 e ci salto su, a svolacchiare ancora un po', da Ma e Mo.
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