Soggiorno marino per disabili
L'iniziativa
Ogni giorno Brandon Scapece, svampito 23enne che divide il bungalow numero due con me e Viola Zumprè, esige di spingere la carrozzetta di Renzo Giunipero, scassapalle 41enne. Il peso di Giunipero subisce durante le poche ore di permanenza in spiaggia notevolissime variazioni.
- Renzo, mangia di meno!
- BRAAAANDON! Smettila, non posso essere una piuma all'andata e un ippopotamo al ritorno.
- Invece sì, sei pesante come un... ciccione.
Giunipero è il nostro capro espiatorio e diamo un nuovo nome a "Manda al mare un disabile", lodevole iniziativa rotariana: "Manda a quel paese Renzo Giunipero".
Il daino
Abbiamo visto alcuni scoiattoli; Brandon ha imparato che non deve approcciarli battendo le mani e chiamandoli ad alta voce. Però il daino che ci dicono dimorare in pineta non ha ancora fatto la sua comparsa. In una notte ventosa il bungalow numero tre, tutto sveglio a causa di minzioni e abbeverate di metà dei suoi componenti, sente rumori sospetti. Liuto Bonomo, marcantonio di purissima fede fascista prestato alle miserie del lavoro sociale, esce in veranda ed ecco un dainetto che rovista nel sacco di rumenta appeso alla staccionata. Illo fissa l'ommo, l'ommo fiss'illo: dallo scambio oculare ne consegue che la bestiola si rifugia dietro a un arbusto e continua la sua opera di studio della specie umana. Liuto torna dentro, il daino torna al sacco nero, ne sparge buona parte del contenuto sul prato davanti al bungalow e se ne va. Bonomo nuovamente fuoriesce, rigoverna e chiude il sacco. Ore quattro.
I ricordi di Paolo Tronnola
Paolino è arrivato giovedì sera con suo papà e si fermerà la prossima settimana, mentre noi del primo turno alzeremo le chiappe sabato mattina. Appena mi vede mi bacia e abbraccia forte: - Tsi conossiamo da quando sei anni!
Ed è vero, ci siamo visti la prima volta nella colonia estiva dell'ottantasette. Io stavo con un altro bambino, Mimmuzzo Cefalù, morettino guancia di pesca uscito da sua madre con il forcipe. Eravamo volontari più o meno coetanei, quasi tutti universitari a Torino ma originari di Casale; un gruppo di noi ragazze si occupava del gruppetto di bimbi.
L'ultima mia colonia risale al novantanove, dunque non vedevo Tronnola da sette anni.
La morte di Mino Retta
Sono nel bungalow numero uno per dare una mano a Pippo Lodoletta.
Renzo Giunipero e Paolino Tronnola, compagni di camera e sodali di lunga pezza, sono docciati. Ridono e scherzano, Tronnola con il cellulare riprende le nudità del Giunipero. Gli suggerisco di utilizzare il filmato per ricattare l'amico che millanta depositi milionari in Svizzera. Renzo mi manda affanculo; gli frego le ciabatte di plastica per non bagnarmi le ballerine durante la doccia di Lodoletta.
Poco dopo sento Paolino che fa: - Sai che morto Mino Retta?
- Chi?, chiede a gran voce Renzo, che è un po' sordo.
- ITAAAAAAAAAAGLIA. ITAAAAGLIAAAAAAAAA!!!!!!!!!!!
- MIN0 REITAN0? E' MORTO MIN0 REITAN0?, urla il Giunipero.
- Sì. Mino Rettano. Morto.
- E COM'E' MORTO?
- Sotto trattore.
- Non ci posso credere.
Vorrei vederli in faccia ma sono in bagno a spugnare le piante dei piedini di Pippo.
L'ultima agape
A metà cena mi chiede Pippo Lodoletta: - Mi propongono di sposare Flora Pitumpa: devo accettare?
- Non so, Pippo: ti pagano? (Flora Pitumpa, non facente parte della nostra allegra brigata, è una giovane donna fuori come una campana)
- Il padre dà una rendita mensile di seimila euro a chi se la piglia.
- Allora quasi quasi cambio sesso e la sposo io...
S'inserisce il Giunipero: - Perché non rimani del tuo sesso e sposi me? Io in Svizzera ho i milioni.
- Perché invece non ti fai un'amante, Renzo?
- Tu non sai... ogni estate in colonia c'è nonna Adelfina...
- Chi diavolo è?
- Una signora di quasi novant'anni: mi fa un sacco di coccole, stiamo anche nel tavolo assieme.
L'abbuffata di pesce, voluta e pagata dagli anziani rotariani che ci assediano facendo decine foto a ogni boccone, si conclude a mezzanotte. Siamo sfiniti dalle pause tra una portata e l'altra. Paolino ha poggiato la testa sul tavolo e russa.
Il ritorno
Prinz Eugenspiegel ha quarantadue anni, la sclerosi multipla e muove solo la testa e un po' - ma poco poco - la mano sinistra, così può manovrare la leva della sua carrozzella a motore. Calvo, lenti a specchio sugli occhi a mandorla, si muove indipendente dalla nostra carovana di carrozzelle dirette alla spiaggia; taglia per la pineta in cerca di sentieri meno accidentati di quelli del campeggio. Nel viaggio di ritorno in pullmino siamo seduti vicini. Guida Liuto Bonomo, che non vede l'ora di ricongiungersi alla famiglia. Accanto a lui è sistemato Nero Messner, geniaccio informatico anch'egli prigioniero in un corpo inerte.
- Spingimi verso il finestrino, mi chiede Prinz, legato stretto al sedile con una cintura passata intorno al torace.
- Dimmi se ti faccio male.
- Tu spingi.
Dieci anni fa la sclerosi ha cominciato a bloccargli le gambe. Ex marinaio senza un pensiero in testa, Prinz ha scoperto i libri: per anni li ha divorati, sdraiato sul letto a pancia in giù. Poi neanche più quello; adesso ascolta la radio, sdegna la tv, nella bella stagione gira per il quartiere con la carrozzina a motore, in inverno si rompe le palle in un appartamento piccolissimo.
- Non mi faccio problemi, io, a chiedere.
Ieri sera però a cena si è scusato perché lo dovevo imboccare.
- Facciamo finta che sei un sultano, gli ho detto.
Durante il viaggio mi intervista e, quando gli dico che ho attraversato una malattia grave, si gira, butta i suoi occhi nei miei e sorridendo ironico dice: - Dopo è tutto diverso, vero?
Extraterrestre portami via
La notte sono nel mio letto con un libro. A un tratto mi sento disperata, devastata da un senso estraneo d'impotenza psicologica o fisica all'interno del quale mi dibatto inutilmente, e scoppio a piangere. Dura un attimo; poi, serena, ritorno a leggere come se nulla fosse successo.




















